Riceviamo e pubblichiamo la mail ricevuta: la “liberalizzazione” lede i diritti dei cittadini e aggrava i costi.
28 Gennaio 2012 - Nell’ambito della protesta nazionale ed in contemporanea con i consigli degli Ordini degli Avvocati di tutta Italia, i presidenti hanno indetto una conferenza stampa nel corso della quale vengono illustrate le motivazioni e i programmi della protesta contro i recenti provvedimenti che riguardano la Giurisdizione e la Professione Forense.
Gli Avvocati intendono evidenziare, allo stesso tempo, i disagi che tali provvedimenti arrecherebbero ai cittadini, non solo a livello nazionale, ma anche a livello territoriale.
La “liberalizzazione” non costituisce di fatto una soluzione per incrementare la concorrenza e calmierare i costi, visto che in Italia operano 230mila avvocati che costituiscono un numero pari ad 1/3 dell’intera classe Forense europea. In particolare il distretto della Corte d’Appello di Napoli, che comprende Nola Avellino, Benevento S. Angelo dei Lombardi, Ariano Irpino, S.Maria di Capua Vetere e Torre Annunziata, conta oltre 37mila tra avvocati e praticanti.
La soppressione di tribunali, come quelli di Marano, Casoria, Afragola e Ischia contribuirebbe solo a far lievitare i costi sia dei clienti sia dei legali, a causa degli spostamenti senza considerare le eventuali difficoltà per gli abitanti dell’Isola Verde a raggiungere la sede del Tribunale napoletano in caso di condizioni meteo marine avverse.
Naturalmente l’abolizione di alcune sedi creerebbe un carico di lavoro che congestionerebbe ancora di più i Tribunali “centrali” rallentando maggiormente l’iter processuale, che nel nostro territorio risulta già estremamente lento.
Le tariffe minime e massime delle parcelle che sono state stabilite da decreti ministeriali, costituiscono per i cittadini un attestato di professionalità, che in caso di abolizione permetterebbero solo ai grandi studi di offrire prezzi al ribasso caricandosi di un tale numero di processi da non poter più garantire professionalità e giusta attenzione ad ognuno di loro. Di conseguenza i piccoli studi, che costituiscono circa l’80% del panorama professionale, rischiano di scomparire, aumentando, di contro la difficoltà di inserimento per i giovani alla professione.
Lieviterebbero poi anche i costi della giustizia. Oggi ad esempio il costo per un ricorso al TAR passa da 500 a 600 euro o addirittura a 1.000 euro in materia espropriativa. In ambito di appalti l’aumento è, addirittura, da 600 euro a 4.000 per ogni grado e attività .
Altro problema invece è quello della creazione delle holding con possibilità di accesso all’interno degli studi legali di investitori che potrebbero acquistare quote superiori a quelle degli avvocati e che, in territori fortemente inquinati da organizzazioni malavitose, poterebbe rappresentare un serio pericolo.
“Bisogna evitare che sia approvato il decreto legge - afferma il presidente dell’Ordine di Napoli, Francesco Caia - Per evitare questo quadro negativo la soluzione è una seria riforma della categoria, al palo da alcuni anni, proposta dall’Avvocatura italiana. Basti pensare che secondo il Ministro Paola Severino il risparmio di questa manovra a livello nazionale, nell’ambito della Giustizia, comporterebbe un risparmio di 27 milioni di euro, abbiamo considerato che solo per mettere in funzione ed a norma Castel Capuano, occorrono almeno 30 milioni di euro”.
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