Spesso mi soffermo a pensare come potrebbe essere diverso lavorare in questo paese se fosse riconosciuta la figura professionale di onicotecnica. Recandomi all’estero x lavoro, e in particolare nei paesi dell’Est, posso confermare che la realtà oltre confine è ben diversa. In molti paesi europei, le ragazze che decidono di intraprendere questa professione devono(giustamente) frequentare una scuola della durata di 6 mesi, durante la quale viene insegnato loro un bouquet di trattamenti che comprende manicure, pedicure e ricostruzione unghie. Al termine di questo percorso e superato l’esame finale, le studentesse ottengono il titolo di onicotecnica che permette loro di aprire la propria attività.
In Italia, nonostante questo lavoro sia molto diffuso e amato, non è possibile preparare corsi che diano una qualifica riconosciuta a livello nazionale, perché la figura di onicotecnica, non ha un codice di attività presso le Camere di Commercio; pertanto in Italia non si diventa “onicotecnici” perché per lo stato italiano non esiste questa professione. In tutta franchezza credo che sia profondamente sbagliato abilitare la professione di onicotecnica solo chi ha conseguito il titolo di estetista al terzo anno. Sbagliato due volte. Primo, perché il piano formativo per l’estetica, che come ho già detto, è di tre anni e non prevede neppure un’ora di questa materia. Secondo, perché chi desidera imparare le tecniche di ricostruzione ungueale, non ha alcun interesse all’estetica generale. Tutto questo sorprende se si considera che altre attività sono regolate autonomamente, pur essendo molto più invasive della decorazione e applicazione unghie: i tatuatori ad esempio sono figure professionale che hanno una loro formazione, distinta e separata dall’estetica. Anche i parrucchieri sono artigiani che non necessitano della preparazione esponenziale e con fatturati di tutto rispetto che anche un profano potrebbe immediatamente notare,visitando le numerose manifestazioni nazionali e internazionali dell’estetica,dove i padiglioni nails sono frequentatissimi e sempre più grandi. Visto che il nostro legislatore pare cieco davanti tale realtà sempre più evidente, sono nate due associazioni: UNO (Unione Nazionale Onicotecnici; www.unionenazionaleonicotecnici.it) e APNO (Associazione Professionale Nazionale Onicotecnici, www.apno.it). Grazie a loro è stato presentato un disegno di legge, al momento fermo al Senato della Repubblica, che speriamo sia presto discusso e convertito in legge.
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