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Lun05212012

Un 25 Aprile poco "libero"

Nella giornata di ieri, mi ero preposto di girare un po' dei paesi in provincia di Napoli e Caserta per cercare di carpire dove veramente si sentisse più il desiderio di "liberazione" nel senso vero della parola.
Sicuramente attraversando Caivano, Cardito, Afragola, Frattamaggiore arrivando a Napoli e passando il pomeriggio tra Marcianise, Recale, Casagiove e Caserta ho notato che sicuramente tanti sono stati i momenti di socialità e di convivialità, tra musica e feste di ogni sorta; di gazebi organizzati dalle associazioni per raccogliere firme per giuste cause, come quelli del WWF o di Legambiente per le sezioni delle varie città.
Tanti i discorsi pubblici sul valore della Resistenza, sul perchè non dimenticare la lotta degli italiani contro il mostro fascista e nazista.

 


Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, durante il discorso ha addirittura chiamato la Festa della Liberazione dal nazifascismo, più genericamente: come Festa della Libertà del Popolo, un gioco di parole che in mogli gli avevano consigliato di evitare. Ma il problema non è questo.
Le parole giustizia, libertà e pace sono state nel tempo usate da falsi profeti per calcoli di potere e per ingannare i popoli e soprattutto costringerli a sacrificarsi per qualcosa che altro non è che i propri interessi.
Dopo queste riflessioni nate dal vissuto di questo 25 Aprile del 2010, il mio ideale è quindi quello di lanciare una proposta per gli anni a venire: far si che il 25 Aprile sia una sorta di invito a comprendere che abbiamo bisogno di resistenza ancora oggi. Non è finita l'epoca in cui si doveva cacciar via i "mostri". Purtroppo questi sono ancora tra noi e sono identificati nelle questioni quotidiane, come il problema dell'economia di un Paese che ha un enorme tasso di disoccupazione, quello di un Paese dove i rapporti sociali sono quasi impossibili per una serie di valori dettati dal potere e dalla società alta, dove le Istituzioni sembrano non saper camminare da sole e quindi noi come cittadini LIBERI abbiamo il diritto ed il dovere di guidarle per il bene nostro e del nostro futuro.
Il mio spunto quindi è per gli anni a venire. Non ricordare solo il 25 Aprile del 1945, ma far si che sia sempre per il popolo italiano un 25 Aprile di resistenza contro i soprusi fino a che non si arrivi ad una società vivibile.

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