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Lun05212012

La fantasia partenopea...il manichino morto

Non si sa ancora se farne un motivo di vanto oppure di diffida, fatto sta che per ora, la boutique di Ikona partenopea sta facendo parlare di se.
Un manichino steso per terra in vetrina, con accanto un coltello a serramanico ha creato scompiglio a Napoli di fronte al Museo Archeologico Nazionale. Il proprietario del negozio, il Sig. Salvatore Luciano, si è detto pronto a lanciare questa protesta performativa. Ma come è stato visto questo evento dai passanti della strada?
Sicuramente il senso di questa "opera" messa "in vetrina" da Papad Zilla (conosciuto come Pino Lombardo, fotografo), non ha attirato molti consensi positivi. Purtroppo l'atrocità del gesto è stata vista come una sorta di attacco soprattutto se si pensa alla percentuale di bambini che passa quotidianamente dinnanzi a quella vetrina.

 


Buona parte di quelli non riusciranno nemmeno a capire di che si tratta, oppure non vedendo il serramanico potranno tranquillamente pensare ad un manichino caduto per sbaglio.
L'idea però, era ben diversa dal suscitare una reazione di disprezzo: si parla di denunciare un degrado umano e culturale che vuole autodenunciarsi in quest'opera.
Arte? Desiderio di denuncia? Sicuramente sono state valide le motivazioni di Luciano, ma forse Napoli e la sua popolazione, grazie a quel senso di "storico" che conserva la città, non è ancora pronta per provocazioni del genere che si adattano sicuramente meglio a città come Londra, Berlino oppure Amsterdam.
C'è molto da riflettere sul come gli abitanti del territorio abituati a vivere in mezzo ad una "storia continua" che riporta al passato, possano adattarsi con tanta facilità a qualcosa di "così nuovo".

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