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Lun05212012

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VII pillola - Il brutto di essere belle

La bellezza è sempre stata decantata dagli antichi Greci come una delle qualità più importanti di una persona, perché secondo loro, la bellezza esterna rivela la stessa persona e dunque anche i suoi aspetti caratteriali. Assodato che non esista nessuna correlazione tra la bellezza interna e quella esterna, attualmente si riscontra un giudizio addirittura opposto al pensiero greco; la bellezza risulta una categoria discriminante soprattutto per le donne.
Il titolo in questione riassume ciò che è stato detto poc'anzi, essere belle è diventato quasi un incubo per le donne, che si ritrovano ad essere giudicate solo per il proprio aspetto fisico e ad essere minimizzate dal punto di vita intellettivo.  E' un dato sconcertante che la bellezza venga stigmatizzata dal bigottismo e dal maschilismo ma purtroppo è un caso diffuso particolarmente negli ambienti di lavoro. Oggi, se si è belle, si viene automaticamente etichettate come stupide o facili. Lo dimostrano le ricerche sul mobbing effettuate in Italia che rilevano che il 56% delle persone intervistate vittime di mobbing sono state accusate di aver assunto comportamenti provocatori nei confronti del capo o dei dipendenti, l'accusa è nella maggior parte dei casi provenienti dal mondo femminile. Insomma le donne accusano le altre donne di corruzione dell'altro genere sfruttando il proprio corpo e dunque la propria seduzione per ottenere promozioni lavorative. Non solo negli ambienti di lavoro accade questo ma è visibile tra gli adolescenti, nei gruppi scolastici; prima o poi sbuca sempre la ragazza facile di turno, solo perché riscuote maggior successo tra i ragazzi e questo comporta oltre ai vari giudizi negativi, anche comportamenti offensivi da parte di chi intende sfruttare la situazione. Si spiegano anche così i vari stupri tra adolescenti o le risse tra i piccoli bulli per l'appropriazione della ragazza più bella. Ci si chiede perché ciò avvenga. Doveroso è il richiamo ai media, il numero di vallette,  di ballerine e di veline è aumentato considerevolmente in questi anni e con esse è incrementata anche la maggiore esposizione dei loro corpi seminudi.  Da qui i vari scandali, suscitati da Vallettopoli, dall' epoca del Bunga Bunga e dal connubio veline-calciatori che ha automaticamente fatto associare l'idea che le ragazze belle, in tv, sfruttano la loro bellezza per gareggiare con le migliori trasmissioni e ottenere successo. Il transfert dalla realtà dello spettacolo alla vita reale è stato immediato, nel frattempo ciò ha preparato il terreno fertile per i pregiudizi e le etichette dell'opinione pubblica; si potrebbe ipotizzare che siano maggiormente i giovani ad essere persuasi dal pregiudizio ma dalle ricerche si nota che siano soprattutto coloro che appartengono alla fascia d'età che va dai 25 ai 50. In pratica sono gli adulti che si fanno maggiormente condizionare dall'aspetto fisico a discapito delle qualità intellettive di una persona. Se per gli uomini, essere belli rappresenta soprattutto un vanto, per le donne rappresenta una lama a doppio taglio, si può godere della propria bellezza a discapito dei pregiudizi sulla propria vita personale; scaturiscono dubbi sulla sua serietà come persona, o sulla sua fedeltà se è impegnata. Una donna bella, considerata facile o stupida sarà stigmatizzata sia nella vita sociale, lavorativa che in quella personale, insomma non è libera di essere se stessa. Gli uomini tenderanno a farsi idee strane su di lei, le donne tenderanno ad allontanarla per la competizione. Sono conseguenze reali raccontate da molte donne, vittime di questo. Il mio motto vigente è “chi disprezza, compra!” poiché chi critica senza un vero e proprio motivo lo fa solo per delle insicurezze proprie e inviterei ad una maggiore sensibilizzazione a questa tematica anche nelle scuole ed in tv, dove la mercificazione del corpo femminile è stata ed è tutt'ora un argomento attuale che causa moltissimi problemi alle donne, molti anche seri come casi di stalking, violenze fisiche e psicologiche, nonché la trasmissione di un modello errato di comportamento per le più giovani.

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